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SOS assistenza cardiologica

Durante la recente emergenza sanitaria, in molte strutture ospedaliere locali, l'assistenza cardiologica è stata notevolmente compromessa. Un'indagine ha rivelato che dal novembre 2021 al gennaio 2022, il 68% degli ospedali ha ridotto interventi e ricoveri, mentre il 50% ha diminuito i diagnostici e il 45% ha ridotto le visite ambulatoriali. La Società Italiana di Cardiologia lancia un allarme: con questi numeri, la mortalità per infarto e ictus potrebbe tornare ai livelli di venti anni fa.

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Fumo: sigaretta elettronica, 'tanto vapore per nulla?'

Sono questi i tratti del consumatore abituale di sigarette elettroniche in Italia. A tratteggiarli, una ricerca condotta dall'associazione I-Think dal titolo ''Tanto vapore per nulla? Il punto sulla sigaretta elettronica'', nella quale vengono presi in rassegna i principali studi scientifici, le disposizioni normative e i numeri relativi alla diffusione della e-cig in Italia e nel mondo. Una ricerca che intende stimolare il dibattito e offrire il proprio contributo verso un percorso normativo che regolamenti la crescente diffusione delle sigarette elettroniche nate in Cina nel 2003 e distribuite in Europa a partire dal 2006.

In Italia, secondo l'ANaFe, l'Associazione nazionale fumo elettronico, i fumatori di sigarette elettroniche sono circa un milione, per lo più giovani, che ricorrono alla e-cig in media 9 volte al giorno. E il loro numero è in costante crescita: nel 2010, infatti, sono state vendute 750 mila sigarette elettroniche, per poi passare a un totale di 2,5 milioni nel 2011 e a 3,5 milioni nel 2012. Numeri sui quali ha influito anche la maggiore convenienza economica: per un fumatore medio la spesa annuale è di 350 euro per le e-cig contro i 1.460 euro per le sigarette tradizionali. In pochi anni si è così sviluppato un nuovo mercato che conta oggi 1.500 punti vendita (entro la fine del 2013 potrebbero diventare 4 mila), un fatturato che nel solo 2012 ha raggiunto i 350 milioni di euro. Un settore che, tra strutture commerciali e produzione diretta, dà lavoro a 4 mila persone. Mentre a livello globale, il mercato della sigaretta elettronica raggiunge il miliardo e mezzo di euro.

Tra nicotina e aromi, secondo un'indagine Doxa-ISS-Istituto Mario Negri, i consumatori di sigarette elettroniche, sia abituali che occasionali, preferiscono in netta prevalenza le e-cig a base di nicotina (il 69,1% dei fumatori occasionali, il 93% di quelli abituali). Mentre sugli effetti che la e-cig ha avuto in Italia sul consumo di sigarette convenzionali, il 44,4% dei consumatori ha diminuito leggermente il numero di sigarette fumate, il 22,9% lo ha diminuito drasticamente, il 22,1% non ha modificato il proprio comportamento e il 10,6% ha smesso del tutto.

Dati che confermano l'urgenza di approfondire gli effetti sulla salute della sigaretta elettronica e la sua validità come terapia per smettere di fumare. Questi i nodi della ricerca condotta da I-Think, che prende in rassegna le diverse posizioni assunte a livello internazionale sia dal punto di vista scientifico che normativo, non ancora concordanti nell'assimilare le e-cig a un prodotto farmaceutico o a un prodotto del tabacco. Una situazione delicata e complessa che nasce dall'assenza di trial clinici controllati, indipendenti e di grandi dimensioni, relativi agli effetti sul lungo termine delle sigarette elettroniche.

In particolare, dal punto di vista scientifico in Italia, sono stati condotti diversi studi e altri sono attualmente in via di svolgimento, tra i quali quelli dell'Università di Catania e dell'Istituto Europeo di Oncologia sull'uso della sigaretta elettronica per la disassuefazione. Mentre, per quanto riguarda il mercato, nel nostro paese è totalmente liberalizzato, con obbligo del marchio CE con pericolosità riconosciuta solo per le sigarette contenenti nicotina e divieto per i minori di diciotto anni - pertanto nelle scuole - oltre a essere sconsigliate alle donne in gravidanza e a quelle che allattano.

Da qui la necessità, secondo I-Think, di predisporre una proposta di legge ad hoc che promuova trial clinici, rigidi standard di produzione, distribuzione e di informazione, lotta al contrabbando, controllo sulle strategie pubblicitarie, divieto per i minori e sensibilizzazione sui corretti stili di vita.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Tumori: in Italia i malati vivono piu' a lungo della media europea

I malati di cancro, in Italia, vivono più a lungo rispetto alla media europea. A cinque anni dalla diagnosi, può dire di avercela fatta il 52,3% degli uomini (la media europea è del 46,5%) e il 60,6% delle donne (il 58,2% nella UE). Il dato è stato reso noto alla presentazione della fondazione ''Insieme contro il cancro'', avvenuta oggi al ministero della Salute, a Roma. La fondazione, presieduta dal professor Francesco Cognetti, vede nel comitato d'onore uomini delle istituzioni, del giornalismo, dello sport e dello spettacolo: tra gli altri, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, Gianni Letta, Giancarlo Abete, Francesco Gaetano Caltagirone, Carlo Verdone e Francesco Totti.

In Italia, 2,25 milioni di persone hanno ricevuto una diagnosi di tumore e, di queste, 1,2 milioni sono guarite. La spesa sanitaria per i malati di cancro è di circa 8 miliardi l'anno (lo 0,5% del Pil e il 33% delle disabilità riconosciute ogni anno dall'Inps) e ogni paziente costa al SSN 25.800 euro: costi, avvertono alla fondazione, che sono destinati ad aumentare "perché di cancro si muore meno e l'assistenza si protrae nel tempo". Tra i principali impegni della fondazione, l'informazione ai malati che, ha detto il vice presidente Franco De Lorenzo, "è, per loro, la prima medicina: gli strumenti informativi riducono l'ansia nei pazienti". Inoltre, annuncia il presidente dell'associazione italiana di oncologia medica (AIOM), Stefano Cascinu, il 40% di tutti gli introiti della neonata fondazione sarà destinato alla ricerca oncologica.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)